Un museo di cui innamorarsi

 

“L’ignoranza è la più grave malattia dell’uomo” (Gianni Pelagalli)

Questa frase, che alla prima lettura potrebbe sembrare un po’ saccente e altezzosa, racchiude l’anima e la vita di un museo davvero particolare (oltre che essere dannatamente vera, ma è un’altra storia).

Andiamo per gradi: a Bologna, in una piccola e anonima stradina vicino all’ospedale Maggiore, si trova il Museo della Comunicazione G. Pelagalli.

Più di 2000 pezzi originali e funzionanti che raccontano le origini e l’evoluzione degli strumenti della moderna comunicazione: si parte dal ‘700 fino ad arrivare agli anni 2000. Radio, fonografia, cinema, telefono, televisione, computer…qualsiasi strumento vi venga in mente per comunicare, qui se ne trovano le origini e la storia.

Ma questa non è solo la storia di un museo, è la storia di una passione.
Giovanni (detto Gianni) Pelagalli è il cuore e l’anima di tutto, una personalità istrionica che ammalia (non a caso è anche appassionato di prestidigitazione): alto, dall’aspetto gentile e gli occhi vivaci, bolognese doc appartenente a quella generazione che ha visto nascere e fiorire la Bologna dei fratelli Ducati, amico di Elettra Marconi ed ex-imprenditore nel settore delle telecomunicazioni.

Chiusa l’azienda, Gianni decide di dedicare tutto se stesso alla ricerca e alla raccolta di pezzi unici della comunicazione. In poche parole decide di dare vita a questo museo, e lo fa così bene che dal 2007 diventa Patrimonio Unesco per la Cultura.

Ma non si tratta solo di una mera esposizione di oggetti: la visita guidata, fatta proprio dal signor Pelagalli, è anche una riflessione sul patrimonio culturale non abbastanza valorizzato, è una riflessione sul mondo stesso della comunicazione (Pelagalli, di fronte alle radio anni ’30, non si  limita a farne ammirare la bellezza, ma punta l’attenzione al ruolo che esse hanno avuto nella propaganda dei totalitarismi), è una riflessione sul ruolo di chi lavora nella comunicazione.

E qui torniamo alla frase iniziale. Perché tutto si riassume in questo: conoscere il passato per capire il presente (e il futuro).

Qualche altra chicca: se sarete fortunati, potreste ascoltare su un grammofono dell’800 un’incisione originale di Caruso di più di 100 anni fa, potreste capire effettivamente perché si dice “sala d’incisione“, potreste ascoltare l’unica registrazione della viva voce di Guglielmo Marconi in cui afferma le sue scoperte scientifiche (con un italiano dal forte accento inglese, e lì scoprirete anche che fu uno dei primi cervelli italiani in fuga), potreste ascoltare Rock Around the Clock da un fantasmagorico juke box uscito direttamente da Happy Days, potreste… eh no, ora basta.

Ora è il momento di pianificare la visita guidata al museo. 😉

 

Il corpo parla: ascoltalo

Ho appena finito di leggere Storia di un corpo di Daniel Pennac.

Un uomo tiene un diario, lo comincia quando è ragazzino e ci scrive fino alla fine dei suoi giorni. Ma non è un diario normale: è la sua vita raccontata dalla prospettiva del proprio corpo. Ogni muscolo teso, ogni malattia, ogni bacio, ogni carezza, ogni cambiamento, ogni odore, tutto viene raccontato in modo delicato e attento. Si scivola così nello scorrere della vita del protagonista, rendendocelo vicino e di famiglia. La sua vita è la nostra, il suo corpo diventa il nostro.
Un libro prezioso che parte da un’idea davvero interessante.

Così, mi sono ritrovata a pensare che  il corpo riflette davvero la nostra sfera più intima. Certo, si può essere bravi quanto si vuole a mascherare, ma in fondo percepisci quando qualcosa non gira come dovrebbe. Anzi, è il corpo che lo percepisce e ti bussa alla porta.

“Toc toc! Ehi, la vogliamo smettere? Guarda che se non ti dai una calmata mi faccio sentire. Anzi, ecco: un bel mal di testa servito.”

Vale anche per quando si sta bene eh. Cosa c’è di più bello di quando scoppia il cuore in petto per un’emozione nuova e bella? Quando cammini e senti tutti i tuoi muscoli pronti, quando ti senti forte da spaccare tutto, quando balli e senti il tuo corpo come cassa di risonanza della musica.

Il corpo è ciò attraverso cui abbiamo esperienza di tutto quello che ci circonda. Il minimo che possiamo fare è ascoltarlo. E dargli retta.

Arte Fiera & co: cosa vedere? Piccoli consigli artistici

Fine gennaio a Bologna vuol dire una cosa sola: Arte Fiera!

Oh yeah, per un weekend la città diventa la capitale italiana dell’arte contemporanea e ogni anno questo è per me un appuntamento a cui non posso mancare. Se mi segui da un po’, lo sai già.

Quest’anno la manifestazione si terrà dal 27 al 30 gennaio 2017.

Oltre ai famigerati padiglioni in Fiera – vuoi evitare la massa? Vacci il lunedì, oppure il giovedì se sei un vip con l’invito; sei un comune mortale come me? Allora preparati alla bolgia artistica del sabato o domenica – dicevo: oltre alla Fiera, la città si anima di tante tantissime altre iniziative, mostre collaterali, eventi.

—> Qui puoi trovare il programma di Art City.

Cosa vedere?

Bene, consultandomi con i miei informatori personali (altro che zerozerosette!), ho stilato una piccola lista delle cose che potrebbe valere la pena di vedere:

  • Fondazione del Monte – mostra “Oltreprima. La fotografia dipinta nell’arte contemporanea”, fino al 15 aprile
    Diciannove artisti a confronto con la fotografia dipinta: sounds good!
  • Collegio Venturoli – mostra “Under the influence” dal 27 al 29 gennaio
    Il Collegio ospita giovani artisti ed è una delle realtà più interessanti del programma, a mio parere. Le opere di questa mostra sono tutte incentrate sul concetto di segno e di disegno, ma non necessariamente lo strumento utilizzato è una matita. Da vedere, dall’orario del tramonto in poi.
  • Casa Morandi – mostra “Grigio Lieve” di Ornaghi & Prestinari, fino al 12 marzo
    La mostra nasce da una ricerca sulla possibilità di generare una serie di sculture a partire dalle ombre nei quadri di Giorgio Morandi.
  • Galleria Cavour – mostra “KiraKirà – Lo scintillante mondo di Murakami Takashi”, fino al 25 febbraio
    No, non è quel Murakami, è l’altro, l’artista contemporaneo giapponese. Se ami le visioni pop in stile giapponese, non puoi perdervela. Poi, essendo la Galleria il punto di riferimento per lo shopping di lusso, dopo puoi fare un salto da Louis Vuitton, Fendi, Prada…oppure no.
  • MAMbo – mostra “Lotsucht / Scandagliodipendenza” di Jonas Burgert, fino al 17 aprile
    Grandi tele che raffigurano la visione dell’artista sull’esistenza umana, l’inesauribile bisogno dell’uomo di dare un senso, una direzione e uno scopo alla propria vita. Beh, dici poco.
  • Pinacoteca – mostra”Settanta/Ottanta. La grande grafica europea alla Pinacoteca Nazionale di Bologna”, fino al 17 aprile
    Per tutti gli appassionati di grafica (alzo la mano!).
  • Chiesa di S. Stefano – installazione “L’esprit des lieux” di Jacques Touissant
    Già solo la location vale la visita, più mettici un’installazione luminosa: curiosa sono!
  • Galleria P420 – mostra “Life line” di Irma Blank, fino al 18 marzo
    Una mostra che indaga il rapporto tra scrittura, disegno, pittura, in vortici di segni, parole, linee.

Orbene, hai segnato tutto? O almeno, qualcosina? 🙂

Dove eravamo rimasti?

Ué, chi non muore…vive! 🙂

Sì, ho latitato tanto (troppo), ma finalmente ho ripreso in mano il mio piccolo blog. Perché avevo abbandonato? Mah, forse per mancanza di tempo e poca voglia di stare davanti al pc oltre le ore canoniche del lavoro. Non capita anche a voi di provare una specie di rigetto? Beh, a me sì.

Ma non parliamo del passato, perché un anno nuovo è appena cominciato e alla fine, se le cose le fai con piacere, prima o poi ritornano nella tua vita. E quindi, (ri)eccomi qui.

Mi sono tagliata i capelli. Può sembrare una cavolata, ma se siete donzelle capite da sole che questo è sinonimo di voglia di cambiamento. C-a-m-b-i-a-m-e-n-t-o. Everywhere and anywhere.

Ultime cose importantissime che dovete sapere

Per ricominciare da capo e far finta di essere amici come prima (lo siamo, vero?), ecco le ultime cose che ho fatto/visto/letto.

Ultimo film visto

Il GGG, Grande Gigante Gentile.

Gli ultimi film che ho visto sono tutti film “per ragazzi”: non ci vuole Freud per capire la voglia inconscia di fuggire dalla triste realtà. Ebbene, tra GGG, Miss Peregrine e la casa dei ragazzi speciali, Animali fantastici e dove trovarli e Le stagioni di Louise il vincitore è: tutti. 😀 Sono tutti ottimi mezzi per far volare l’immaginazione.

Menzione speciale per Captain Fantastic, film decisamente non per bambini, ma davvero toccante e intenso.

Ultimo spettacolo teatrale visto

UnacosachedovevaessereNataleincasaCupiellomachesièrivelata… unasòla.

No comment.

Ultimo libro letto

Eccomi (Jonathan Safran Foer).

[E qui tutto torna, titolo non poteva essere più azzeccato per il mio ritorno sulle finestre del browser.]

Allora: mi è piaciuto, ma non mi ha emozionato particolarmente, devo dire la verità. Non come Ogni cosa è illuminata, di cui avevo parlato qui.

Mi piace sempre tanto come scrive lui, ma qui l’ho trovato un po’ sforzato, come se dovesse ripetere il passato (you can’t repeat the past…). Eddai Jon, aspetto il prossimo.

Ultima mostra vista

Liberty in Italia, a Reggio Emilia fino al 14 febbraio 2017.

Molto bella. La mostra affronta l’arte liberty sviluppata in Italia tra fine ‘800 e inizio ‘900. La Belle Epoque all’italiana, tra fiori paradisiaci e demoni mostruosi: due facce interessanti della stessa epoca.

Ultimo album ascoltato

Homeland, Hindi Zahra

Aaaah che scoperta! Una magnifica voce femminile con influenze arabeggianti, francesi, jazz, folk. Da scoprire, eccola:

Et voilà, amici come prima? Dai, ci si vede al prossimo post 😉

 

 

 

Frammenti di vita dall’autobus

Ogni mattina guardo frammenti di vita dai finestrini dell’autobus. Oggi li ho visti.

Oggi le stesse cose che vedo ogni giorno mi hanno sorpreso e colpito. A esser sinceri non so perché: alla fin fine sono sempre gli stessi negozi di periferia che scorrono, gli stessi angoli di strada, i volti di persone sconosciute e anonime.

Oggi, invece, quegli stessi negozi, angoli e volti mi hanno incuriosito e, un po’, commosso. Perché sono pezzi della mia vita, della mia infanzia, della mia città che a volte mi sta stretta, a volte mi sembra perfetta.

Eccole, queste istantanee di vita, tutte colte nella stessa strada, in pochi metri di distanza l’una dall’altra.

Lavasecco Renata

Un posto che già dal nome mi evoca un film di Fellini, tempi andati e profumo di pulito.

Le insegne un po’ scolorite, i cartelli delle offerte promozionali su camicie e cappotti, il muro di vestiti e grucce che si intravede dietro il bancone. Ma soprattutto lei, la signora che giorno dopo giorno apre e chiude il lavasecco: che sia lei la signora Renata non ne sono sicura, ma mi piace pensare sia proprio così.
Capelli bianchi lisci, raccolti sempre in una coda di cavallo, occhiali spessi e figura esile, è sempre dietro al bancone a parlare coi clienti e ad accogliere i loro capi da lavare. Per lei l’ora di andare in pensione è passata da un pezzo, ma non sembra voler mollare la sua attività.

Oggi insieme a lei dietro al bancone ho intravisto una ragazza giovane. Che la dinastia del lavasecco continui?

La bottega ripara bici

Un piccolissimo negozio che offre riparazioni delle biciclette. All’interno un signore sulla sessantina: di solito indaffarato, oggi guardava sconsolato la strada dalla vetrina. Cosa gli sarà successo?

La ferramenta del cane bianco

Ogni giorno, il proprietario della ferramenta aspetta i clienti. Ogni giorno, il suo grande cane bianco si sdraia lungo la vetrina, appoggia la testa sul pavimento e osserva la strada, anche lui forse aspettando i clienti. Praticamente tutti i giorni lo vedo così: dev’essere un cane un po’ vecchio e malinconico, o solo molto calmo.

Oggi però un’altra figura era dentro il negozio: un bimbo in costume da bagno.

L’estate è lunga per un bimbo in città, con la scuola finita. Però d’estate ogni occasione è buona per fare una cosa nuova, una cosa che non faresti durante l’anno, una cosa che puoi fare solo d’estate, in città, con la scuola finita. Come andare al negozio del nonno e starci in costume, che fa caldo e gli amici sono tutti al mare.

Il pugile fortunato

Questo è stato davvero un attimo.

Intravedo da dietro quest’uomo dall’andatura dondolante e quello che noto è la scritta della maglietta che ha sulla schiena: “Scuola Taldeitali – Pugilato”.

Ci passo di fianco e vedo un profilo strano: il naso adunco ed enorme, una guancia più gonfia dell’altra, la pelle arrossata.

Ma ecco, ora guarda per terra e con un’espressione soddisfatta si china. E raccoglie una monetina, continuando felice la sua camminata dondolante.

 

Pochi metri, pochi secondi, tanta vita in mezzo.

 

 

 

Mood Music tag

Oggi si parla di musica che mette buonumore! Yeye!

Unusualrock mi ha invitato a partecipare a questo gioco, dove bisogna indicare 5 o più canzoni che manifestano emozioni o pensieri positivi.

Queste le regole:

– Per partecipare devi essere stato taggato almeno una volta.
– Scegli almeno 5 tracce musicali (o più) che rispecchino alcune emozioni o stati d’animo al positivo.
– Tagga almeno 5 blogger (o anche di più ) e avvisali di averli taggati.
– Se vuoi spiega anche brevemente perché hai scelto alcune tracce piuttosto che altre.
– Questo il blog da cui è partita l’idea: GHB Memories.

E ora cominciamo!

Canzone n° 1: Hit the Road Jack – Ray Charles

Perché? Perché è statisticamente provato che è IMPOSSIBILE restare fermi ascoltando questo brano.

Se poi ci balli sopra il lindy hop, ancora meglio (spoiler: troverai un altro brano che adoro ballare).

Canzone n°2: Disperato Erotico Stomp – Lucio Dalla

Perché? Evvabbé, potessi metterei tutte le canzoni di Lucio in questo tag. Questa però mi mette particolarmente di buonumore. Ogni volta mi immagino l’avventura surreale di un bolognese in giro per il centro di Bologna in un pomeriggio afoso, e un sorriso mi nasce sempre sulle labbra. Ciao Lucio!

Canzone n°3: Lontano da me – Niccolò Fabi

Perché? Perché questa canzone mi ricorda l’estate, e in particolare i miei giorni francesi. Perché è vero che – a volte – io sto bene quando sto lontana da me.

Canzone n°4: Splanky – Count Basie

Perché? Ahhhhhh quanto mi piace questa!!! Questo brano mi fa impazzire, e ogni volta che sento le prime note trascino qualcuno a ballare 🙂

Canzone n°5: Yellow Submarine – Beatles

Perché? Perché i Beatles non potevano mancare in questa mini-lista di musica del buonumore. Sì lo so, ho giocato facile.


 

Ecco allora i blogger che vorrei nominare. Se vi va partecipate, altrimenti “amici come primaaaa” (→ deriva trash di PaolaeChiaresca memoria):

 

 

 

Tu conosci la città in cui vivi?

“Sì, certo che conosco Bologna! Ma che domande sono?” ecco quello che vi avrei risposto qualche giorno fa, se mai me lo avreste chiesto.

Ebbene, devo fare un pubblico mea culpa e ammettere che invece no, non la conosco tutta. Un esempio? Ora vi racconto.

Vi ho già detto del mio nuovo giochino che si chiama Instagram. Bene, qualche settimana fa ho partecipato  al World Wide Instagram Meeting 2015. In pratica in ogni città i cosiddetti instagramers si riunivano in un evento e scoprivano un luogo della propria città, condividendone le foto sul social network.

A Bologna è capitato il Museo della Tappezzeria, ospitato dentro Villa Spada. Detto così può non sembrare il massimo della vita, ma abbiate pazienza di finire il post. Ho deciso di inserirvi le foto che ho fatto e condiviso quel giorno su Instagram, così vi fate un’idea.

Partiamo dall’esterno: Villa Spada è una villa circondata da un fantastico giardino all’italiana e si trova in zona Saragozza, zona particolarmente bella e vagamente retrò, piena di portici e giardini, nonché campo base per la meravigliosa salita al santuario di San Luca (guai a non farla se passate da Bologna!).

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Giardino all’italiana di Villa Spada

 

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Una delle statue del giardino

I muri di questa Villa ne hanno viste di cotte e di crude: costruita nel ‘700,  usata dagli austriaci a metà dell’800 come quartiere generale (qui fu tenuto prigioniero Ugo Bassi), durante la belle époque la villa fu di proprietà di un principe turco, che si divertiva ad organizzarvi sfarzose feste esotiche (oltre che a intrattenersi con le procaci lavandaie bolognesi). Durante la seconda guerra mondiale la collina del parco venne adibita a rifugio antiaereo e ancora oggi vi si trovano fitti cunicoli sotterranei, ora purtroppo chiusi al pubblico.

In questo periodo trovò alloggio a Villa Spada anche la famiglia Zironi, il cui capofamiglia, Vittorio, è stato poi il fondatore del Museo della Tappezzeria. Dopo essere tornato infatti dai campi di concentramento, decise di rimediare all’orrore che aveva appena vissuto creando qualcosa di bello per la propria città. C’è un motivo più nobile di questo?

Ecco quindi che dopo un lungo periodo di abbandono della Villa (che visse anche le rivolte studentesche degli anni ’70), nel 1990 Il Comune ne concesse l’utilizzo alla famiglia Zironi, che tuttora gestisce e cerca di portare avanti questo piccolo gioiello, quasi sconosciuto ai più.

Il Museo oggi è infatti un’importante istituzione del settore, conosciuta anche all’estero per il suo laboratorio di restauro e per la sua ricca collezione, ma poco nota anche agli stessi bolognesi, ahimè. Qui potete trovare damaschi, taffetà, broccati, velluti, tessuti orientali, trine, ricami, abiti e costumi, telai da tessitura, stampi, fiocchi…

Curiosi? Ecco qualche immagine dell’interno del museo:

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Ricami, merletti e vestiti d’epoca

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Meraviglioso abito di inizio ‘900

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Soffitto

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Fili e trame: telaio d’epoca

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Alfabeto liberty di Guido Fiorini, custodito all’interno del museo

Mica male, no?

Ma non è tutto rose e fiori: il museo è infatti in gravi difficoltà. La famiglia Zironi fatica a tenerlo aperto e le prospettive non sono delle più rassicuranti.

Questo quindi è il mio personale appello alle istituzioni, per non lasciar chiudere questa realtà, e a tutti voi: se siete a Bologna visitate Villa Spada e il suo museo, vi assicuro che sarà un’esperienza unica. Ora poi con la primavera sarà uno spettacolo meraviglioso.

Qui trovate il sito del museo, la sua pagina Facebook e l’account Instagram.

Qui invece lo Storify della bella giornata passata con gli altri patiti di Instagram 🙂
Questo è uno degli utilizzi dei social che più mi piacciono, perché si dà modo di diffondere quello che di bello c’è nel nostro Paese dando voce anche a piccole realtà semisconosciute.

Detto questo, spero di avervi interessato e mi piacerebbe sapere se anche voi avete scoperto ultimamente qualcosa che non conoscevate della vostra città. Sono curiosissima!

Manteniamo viva la cultura, e sveliamo le bellezze nascoste delle nostre città!